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Legance, il 2016 si prospetta da record
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14 apr 2016
TopLegal Speciale Fatturati

Legance, il 2016 si prospetta da record

Filippo Troisi, founding partner di Legance, anticipa a TopLegal che stando al primo trimestre del nuovo anno, nel 2016 dovrebbe continuare il trend di crescita a due cifre. Il 2015, intanto, è stato chiuso con un fatturato di 69 milioni di euro

 

Un anno importante il 2015 di Legance. Ma il 2016 si prospetta anche migliore. L'incassato nell'ultimo anno fiscale è arrivato a 69 milioni, con una crescita del 17% rispetto ai 59 milioni del 2014. La forbice aumenta ulteriormente se si guarda al 2011, anno in cui lo studio fatturava 25 milioni in meno e - nelle parole del suo founding e senior partner Filippo Troisi (in foto) - iniziava un trend di crescita a doppia cifra. Una tendenza confermata anche dal primo trimestre 2016, che promette di diventare l'anno più performante di sempre. Paragonando, infatti, i risultati di gennaio-marzo 2016 a quelli dello stesso periodo del 2015 «ci sono forti segnali che fanno pensare che l'obiettivo di crescita sarà confermato». Ferma restando una doverosa prudenza poiché «metaforicamente parlando, siamo consapevoli del fatto che rimangono ancora 9 tappe da scalare per il raggiungimento del traguardo ed essendo un'impresa gestita per cassa sappiamo che l'ultima tappa potrebbe essere la più dura».


Tra i fattori che hanno contribuito alla crescita del fatturato nel corso dell'ultimo anno fiscale, «c'è il mercato in primis». Un mercato che ha ripreso a girare, soprattutto nel corporate finance, che costituisce il core business di Legance così come di qualunque studio d'affari full-service. Lo studio è stato protagonista di numerose operazioni sistemiche. Segnaliamo, tra le tante, due operazioni citate dallo stesso Troisi. La fusione tra Sorin e Cyberonics (al fianco di Cyberonics), premiata ai TopLegal Industry Awards come operazione dell'anno nel settore biomedicale, e l'assistenza prestata ad Apax nella cessione di Rhiag. Da sottolineare un fattore comune: il carattere di multigiurisdizionalità di entrambi i deal, che hanno visto Legance affiancarsi nel primo caso allo studio internazionale Sullivan & Cromwell e nel secondo a Simpson Thacher & Bartlett.

La strategia internazionale di Legance è stata concepita fin dalla sua costituzione: l'obiettivo era ed è tutt'oggi quello di essere uno studio indipendente italiano, che pratica unicamente diritto italiano, legato attraverso partnership a studi internazionali di alto standing. Imprescindibile in tal senso, per le opportunità di networking offerte, la presenza a Londra, strutturata a partire dal 2012 per consolidare da un lato i rapporti con tutti i principali studi internazionali, che a Londra hanno sede, e dall'altro, intercettare i bisogni dei Cfo, Ceo e principal di fondi così come di banche d'affari italiani. Riuscendo inoltre - secondo quanto indicato da Troisi - a coltivare un'attività di tipo istituzionale. Il prossimo 18 aprile, infatti, per il terzo anno consecutivo lo studio sarà promotore insieme all'Ambasciata italiana a Londra di un appuntamento volto a spiegare le riforme italiane e le possibilità offerte dal Belpaese agli investitori internazionali. Un appuntamento che consente all'insegna di mettere piede in aree attigue all'attività puramente legale.

Ripresa del mercato e approccio internazionale sono senz'altro due fattori che hanno contribuito al successo dell'insegna. Ma, secondo il suo founding partner, l'elemento che ne ha maggiormente decretato la fortuna è la gestione istituzionalizzata dello studio, decisa fin dalla sua costituzione nel 2007 «quando per primi scegliemmo un nome di fantasia, in modo che lo studio non si identificasse con nessuno e potesse sopravvivere ai singoli». Non soltanto nel nome si scelse l'istituzionalizzazione, ma anche nelle regole di governance della partnership: solo soci equity che potessero godere appieno della fortuna economica, assumendosi di contro il rischio d'impresa. Questo spirito imprenditoriale richiesto ai soci, più giovani rispetto alla media allora presente sul mercato italiano, avrebbe favorito secondo Troisi anche il superamento della crisi che ha colpito il mercato nel 2008, ad appena dieci mesi dalla costituzione dell'insegna. E, a distanza di quasi un decennio, la formula è invariata. I soci di Legance sono tutti equity. Da ultimo in ordine, si segnala l'ingresso nella partnership di Filippo Ruffato, che proprio nel 2015 ha portato a 35 il numero di partner. 

tags: LeganceFilippo TroisiSullivan & CromwellSorinSimpson Thacher & BartlettCyberonicsFilippo RuffatoApaxRhiag
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