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06 apr 2017
Banking & finance

Dio salvi la Regina

Il mercato si consolida e gli studi italiani si attrezzano: il primato delle realtà inglesi non sembra più inscalfibile

Rinnovata nella forma e nei contenuti, e accompagnata da classifiche rivedute e aggiornate, la ricerca Banking & Finance del Centro Studi TopLegal mostra un quadro del settore in evoluzione. Alcuni studi hanno già risposto nelle proprie strategie, per tanti altri rappresenta ancora un rebus non risolto.

Sono gli studi italiani full service top-tier a poter guardare con più fiducia al futuro. Dotati di dipartimenti più strutturati, sinergici e trasversali, grazie anche a una maggiore libertà di manovra derivante da una gestione dell’accesso alla partnership e da vincoli di profittabilità meno penalizzanti per i professionisti, appaiono oggi in grado di rispondere meglio alle aspettative dei clienti e possono coprire un range di servizi più diversificato degli studi inglesi, tradizionalmente campioni della practice: ogni studio italiano, infatti, viene ingaggiato dai clienti nel banking & finance mediamente per 1,6 aree di attività: acquisition finance, project finance, real estate e restructuring sono i mandati affidati in misura maggiore agli studi nostrani, mentre gli inglesi sono ingaggiati mediamente per 1,2 aree attività, molto focalizzate e soprattutto legate al banking & finance più puro.

Al momento della selezione dell’advisor, le banche finora sono state guidate soprattutto dal track record e dallo standing dello studio. Un fattore che, insieme alla saturazione dell’ambiente, ha inciso sulla stabilizzazione degli equilibri, cristallizzando finora i rapporti di forza tra gli studi rispetto ad attività e servizi: gli studi di matrice inglese sono stati gli advisor preferiti delle banche, gli italiani si sono difesi con valore dal lato borrower. Ma se sul piano della capacità e della competenza gli studi inglesi hanno in questo comparto pochi rivali, da più parti si segnalano emergenti criticità legate alla struttura e all’organizzazione, conseguenza di un progressivo disinvestimento da parte di alcune insegne all’interno di un più ampio ripensamento delle strategie di business da parte degli headquarter globali. Si impongono, inoltre, criteri diversi di valutazione da parte del mercato: caratteri come la competenza manageriale e la capacità di negoziare con la controparte, nonché di proporre nuovi modelli di lavoro assumono sempre più spazio e rilevanza.

A causa di questi fattori i percorsi di sviluppo dei professionisti hanno seguito delle piste comuni: i full service italiani hanno rafforzato le proprie squadre a scapito degli inglesi, che hanno risposto all’uscita di partner e professionisti dalla seniority medio-alta rinnovando le strutture dal basso, soprattutto con l’introduzione di associate e trainee.

Il servizio pubblicato, comprensivo di un’ampia analisi del settore e delle nuove classifiche, è disponibile sul sito della Guida TopLegal.

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