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LA CITY LASCIA PERDERE WALL STREET
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24 apr 2018
Strategia Globale

LA CITY LASCIA PERDERE WALL STREET

Una fusione tra Allen & Overy e O’Melveny & Myers potrebbe far ripartire il magic circle e consentire di superare l’impasse di sempre


In queste settimane sono partite le trattative che potrebbero portare il londinese magic circle Allen & Overy (A&O) a fondersi con gli americani di O’Melveny & Myers. Un’intesa tra i due studi non è per niente scontata viste le smentite che provengono da oltre l’Atlantico. Tuttavia, se dovesse andare in porto, l’accordo potrebbe creare una law firm di circa 3.000 avvocati con un fatturato annuale di circa 2,8 miliardi di dollari, tra i primi tre al mondo.

Quella di A&O e O’Melveny è solo l’ultima di una scia di integrazioni tra studi legali internazionali nell’ultimo decennio. A seguito della crisi finanziaria scoppiata nel 2008, gli studi hanno creato un vasto cantiere strategico da cui ogni anno emergono nuove piattaforme di servizi legali mondiali. Con la conseguenza che si sono venute a creare realtà che per il tasso di crescita e le dimensioni sarebbero state impensabili fino a pochi anni fa. 

Il consolidamento tra studi legali è indice di un mercato maturo in cui non vi sono alti livelli di crescita e di innovazione. Consentendo la possibilità di accedere a nuovi mercati, le fusioni fungono da acceleratore a uno sviluppo che non sarebbe possibile con la crescita interna. 
Si fidelizzano inoltre i clienti grazie all’instaurarsi di rapporti diretti e non più per corrispondenza.

La diversa profittabilità
La questione centrale per ogni fusione è la profittabilità. Quando non blocca in partenza una fusione, una disparità di profittabilità tra studi allontana drammaticamente le possibilità di un’integrazione di successo. Questo è il motivo per cui, nonostante il loro protagonismo globale, gli studi inglesi non sono stati capaci di conquistare gli Stati Uniti, il più ricco mercato dei servizi legali al mondo. Sono state solo tre le combinazioni transatlantiche significative degli ultimi dieci anni: Lovells con Hogan & Hatson nel 2009; e Norton Rose con Fulbright & Jaworski nel 2012 e poi con Chadbourne & Parke nel 2017. Nessuna di queste fusioni ha però coinvolto uno studio del magic circle. L’ultimo accordo paragonabile risale a 20 anni fa con la rilevazione disastrosa di Roger & Wells da parte di Clifford Chance.

A Londra si ha l’impressione che nella partita globale dell’ultimo decennio gli inglesi abbiano perso diversi treni. Con l’élite londinese che si è avvitata su sé stessa invece di adattarsi al modello culturale ed economico degli studi americani. Questo divario ha reso più difficile un consolidamento transatlantico alla pari. Anzi, sono stati gli studi americani che hanno fatto incetta a Londra all’indomani della crisi finanziaria. Oggi, i primi 50 studi Usa con sede nella City, con in testa la triade di Latham & Watkins, Kirkland & Ellis e White & Case, generano un fatturato annuale stimato a 5 miliardi di dollari. 

Lo status ridimensionato del magic circle si legge anche nell’ultimo accordo perseguito da A&O. O’Melveny genera in media un profitto per socio equity (profit per equity partner) di circa due milioni di euro, cifra sostanzialmente in linea con gli equity di A&O. Eppure, negli ultimi 10 anni il fatturato di O’Melveny è crollato di 40 posizioni e si trova attualmente al 59esimo posto nella classifica degli studi americani. Ciononostante, lo studio continua a generare un fatturato per avvocato (revenue per lawyer) di circa 20-30% superiore alla media del magic circle inglese.

In tutta probabilità, le differenze incolmabili di profittabilità che separano i grandi della City e di Wall Street continueranno a incidere sulla possibilità di integrazioni future nella fascia alta del mercato. Non a caso gli Inglesi si sono dovuti accontentare del dominio nei mercati anglofoni secondari, principalmente Australia – protagonista nell’ultimo decennio di quattro mega fusioni – insieme a Canada e Sud Africa.

Rinunciando alle velleità di corteggiare l’aristocrazia newyorkese, A&O punta invece sul mercato West Coast ricco di opportunità per il tech, la proprietà intellettuale e l’immobiliare. Una fusione con O’Melveny consentirebbe comunque ad A&O di allungare il passo sulla concorrenza del magic circle. Vista in questa prospettiva, l’operazione di A&O potrebbe rivelarsi alquanto pragmatica e innovativa.

 

 
tags: Clifford ChanceAllen & OveryLatham & WatkinsWhite & CaseKirkland & EllisNorton RoseLovellsO’Melveny & MyersChadbourne & ParkeFulbright & JaworskiRoger & Wells
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