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Essere avvocato
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12 ott 2018
Speciale Iba

Essere avvocato

L’etica della professione tra fiducia e autonomia

 

La professione di avvocato è caratterizzata da alcune unicità. In particolare, il riconoscimento da parte della Costituzione è un privilegio che comporta un più elevato obbligo etico e deontologico. Da un lato c’è il dovere di tutelare la parte assistita, dall’altro la vigilanza sull’osservazione costante della legge, intesa come tutte le fonti legislative nazionali e non, applicabili all’ordinamento italiano. «Ciò comporta un elevato e continuo onere di aggiornamento professionale nonché di non esasperare mai la tutela della parte a danno di un corretto esercizio di mezzi di difesa», dice a TopLegal Carlo Pavesio (in foto), socio fondatore dell’omonimo studio e tra i relatori presenti in questi giorni all’Iba, che aggiunge: «alimentare in modo pretestuoso un contenzioso o differirne senza motivo i tempi comporta una violazione degli obblighi deontologici». Il tema è stato affrontato mercoledì nel corso della sessione “Prosecuting unfounded litigation, tanking settlements and aver-drafting contracts: combatting unethical lawyer behaviour”. 

Per Pavesio non va dimenticata la differenza che esiste tra due dimensioni: fare l’avvocato ed essere avvocato. «Le nostre norme deontologiche — dice — si applicano anche ai comportamenti nella vita privata: è la differenza, molto importante, tra fare l’avvocato ed essere avvocato: essere avvocato lo si è sempre ogni minuto di ogni giorno». 

Cinque sono le parole su cui Pavesio mette l’accento per parlare di etica della professione: fiducia, autonomia, competenza, indipendenza, riservatezza.

«Il rapporto con il cliente — spiega — si basa su due elementi essenziali: la fiducia e l’autonomia. La fiducia esige lealtà di comportamento e chiarezza da entrambe le parti. Autonomia significa che l’avvocato deve scegliere in libertà la miglior difesa senza sottostare alle imposizioni del cliente, fermo restando che ogni valutazione economica sulla lite o su di un contratto spetta solo al cliente e l’avvocato non deve sostituirsi a lui». 

A fianco di questo, ci sono chiaramente la competenza («se non si studia non si va da nessuna parte») e la riservatezza («se viene meno, si perde l’alta tutela che in via esclusiva è riservata alla nostra professione in tema di conservazione e tutela dei segreti»). E l’indipendenza che Pavesio indica come «il vero avviamento della nostra professione», ossia la credibilità.

 
tags: Carlo Pavesio
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