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Una città per pochi
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15 nov 2018
Speciale Torino

Una città per pochi

Mentre il capoluogo sabaudo cambia forma, le insegne storiche mantengono il presidio locale e cercano nuovi affari fuori dalla regione. Penale e innovazione da tenere d’occhio


Automobili, industria pesante, metalmeccanica. Se vent’anni fa aveste chiesto a un legale torinese di descrivere l’attività e il raggio d’azione degli studi d’affari probabilmente, avrebbe risposto così. Nel 2018 le cose appaiono ben diverse. A influire su questo cambiamento, i noti trasferimenti delle sedi di alcune delle realtà aziendali per decenni al centro dell’economia torinese. Il tutto controbilanciato da una costante crescita del turismo cittadino grazie allo sviluppo delle infrastrutture, agli interventi di restauro e al rinnovamento delle principali attrazioni, nonché allo sviluppo del settore enogastronomico. Il risultato? I grandi studi d’affari hanno spinto l’acceleratore sulla ricerca di mandati al di fuori dei confini piemontesi, mentre poche realtà internazionali e nazionali hanno cercato di insidiare il mercato locale.

Non è un paese per forestieri
A dispetto degli oltre 800mila abitanti e della grande tradizione industriale che hanno fatto di Torino la quarta città d’Italia per popolazione nonché uno dei poli economici più importanti del Paese, risultano quasi assenti le insegne estere. Tra le pochissime eccezioni vanno segnalate Deloitte Legal, che a Torino ha una delle sue sette sedi nazionali e Fieldfisher, che nel 2016 ha integrato l’italiano Saspi ( ex Crowe Horwarth) già presente da anni nella città sabauda. Limitate anche le insegne nate in altre città italiane con una sede nel torinese. Tra queste Gianni Origoni Grippo Cappelli, Ls Lexjus Sinacta, Pirola Pennuto Zei e Pedersoli: realtà eterogenee e importatrici di modi diversi di intendere la professione.

La limitata presenza di concorrenti provenienti dall’esterno, ha determinato che l’impianto legale cittadino rimanesse fortemente legato al territorio. Più che in ogni altra grande città italiana da Roma in su, si avverte, infatti, la forte presenza della classe professionale locale e il predominio della stessa sulle attività che riguardano la città. Non solo. Sono molti gli studi ad aver superato i confini regionali per porsi come validi concorrenti di realtà nazionali. Fatta eccezione per Roma e Milano, è questo un dato che distingue Torino da tutte le altre piazze regionali analizzate fin qui negli speciali di TopLegal Review.

Complici le esperienze internazionali e il duraturo rapporto dei loro fondatori con insegne estere, sia R&p Legal (ex Hammond Rossotto) che Pavesio (nato da una costola di Allen & Overy) hanno costruito delle strutture riconoscibili fuori dai confini sabaudi. Nello specifico dello studio guidato da Riccardo Rossotto, si parla di una macchina legale composta da oltre 150 professionisti, di cui 39 soci, divisi in sei sedi. Numeri comparabili a pochi altri studi in tutta Italia.

Tra le altre realtà in grado di operare al di là del Piemonte, sul fronte corporate, si distingue Tosetto Weigmann che al fianco dei venditori ha partecipato a operazioni transnazionali come la cessione di Olci ai cinesi di Efort (affiancata da Chiomenti) e l’acquisizione da parte di Baosteel (advisor R&p Legal) del 75% delle quote di Emarc, detenute dal Fondo Italiano d’Investimento (assistito da Gitti) e da altri soci. L’ultimo studio a trovare un approdo fuori dai confini cittadini è stato Benessia Maccagno che nel 2016 ha integrato l’insegna del milanese Paolo Bassilana formando, appunto, Benessia Maccagno e Bassilana.

Progetto votato all’internazionalità, invece, per la realtà torinese per eccellenza, Grande Stevens, che negli ultimi anni, complice la nuova veste statunitense di Fiat, tramutatasi in Fca, ha cercato una strada alternativa a un rapporto di quasi completa dipendenza dai destini della casa automobilistica del Lingotto e ha intrapreso un percorso che l’ha portata alla costituzione nel 2016 di una sede di Londra. A questa apertura, vanno aggiunti, inoltre, gli investimenti relativi alle sedi italiane, tra tutti l’ingresso di Daniele Bonvicini e Riccardo Sismondi (ex Rödl), che hanno portato lo studio a contare sette partner equity e 13 soci salary. Tra le novità in ambito associativo si rileva, inoltre, la trasformazione dello studio Franzetta Dassano in società tra professionisti, prima realtà a Torino a intraprendere questo processo.

 

Leggi lo Speciale completo su TopLegal Review ottobre-novembre 2018.

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