Una banca da leoni
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11 lug 2017
Mediobanca

Una banca da leoni

Nessuna sudditanza verso il diritto anglosassone e legal opinion da dieci e lode. Così la direzione legale si fa notare a Piazzetta Cuccia


Cosa ha voluto dire fare consulenza legale nello storico salotto buono della finanza italiana? E come è stata affrontata la metamorfosi che ha caratterizzato gli ultimi anni di Piazzetta Cuccia verso un nuovo modello aziendale (meno salotto buono e più business)? Stefano Vincenzi (in foto), general counsel e responsabile della funzione consulenza legale e relazioni istituzionali, da oltre trent’anni a Mediobanca, spiega a TopLegal le caratteristiche e l’evoluzione della consulenza legale dell’istituto che ha segnato la storia del capitalismo e della finanza italiani. «La consulenza legale di Mediobanca – dice Vincenzi - si è sviluppata nel tempo in ragione delle caratteristiche, dell’attività di Mediobanca e delle esigenze dei vari uffici di front (front office Ndr). Il momento più significativo è stato l’avvio delle privatizzazioni effettuate dal ministero del Tesoro partire dal 1997».

Cosa ha significato per la consulenza legale questo passaggio? 
In quegli anni ha cominciato a caratterizzarsi per il supporto legale che ha fornito nelle operazioni di capital market, senza ovviamente escludere l’attività di consulenza generale e fisiologica fornita alla banca. Ad esempio, i primi accordi di collocamento o sottoscrizione, che oggi chiamiamo underwriting agreement e i primi contratti di sponsor, sono stati materialmente elaborati da noi in collaborazione con gli studi legali che a quel tempo erano impegnati nelle Ipo organizzate dal ministero del Tesoro. Erano contratti redatti in italiano e di diritto italiano, ma i profili di tutela legale delle parti e del mercato non sono cambiati nel tempo, anzi. L’Ipo Comfort Plan, che è oggi considerato un ovvio caposaldo essenziale per la tutela legale, è stato strutturato in quegli anni sulla base dei pareri che chiedevamo ai legali a conferma della validità della loro attività e, anche se con minore successo, ai revisori. I testi sono stati il frutto di una lunga attività di redazione per la quale non possiamo non ricordare la collaborazione e professionalità di alcuni studi, tra tutti mi sento di citare Chiomenti e Clifford Chance.

Cosa ha significato in concreto questo ruolo?
Vuol dire non solo creare format e rivedere contratti, ma affiancare il business con una consulenza legale operativa, in stretto rapporto con il front office. Un tipo di supporto che ai tempi non era molto diffuso, perché altre istituzioni, in particolare estere, si avvalevano di studi legali esterni, come in effetti avviene anche oggi. Avere davanti personaggi che hanno scritto la storia della finanza in Italia è stato un esempio e un fattore che ci ha sempre spinto a creare e a non accontentarci dei precedenti. Ad esempio mi piace ricordare che negli anni 60-70 Mediobanca ha ideato e collocato le prime obbligazioni convertibili indirette, quelle che oggi chiamano exchangeable. Quando anni dopo, siamo negli anni 90, la raccolta di Mediobanca si è dovuta incentrare sulle obbligazioni bancarie abbiamo accettato la sfida e abbiamo predisposto insieme alla raccolta proprietaria di Mediobanca la documentazione di offerta per centinaia di emissioni di obbligazioni bancarie senza alcun supporto esterno, almeno come prassi. Oggi la consulenza legale continua ad affiancare l’operatività di Mediobanca anche nelle attività che la banca svolge a livello di gruppo, come il private banking e il retail, fino, ad esempio, ai profili legali di una delle ultime operazioni come l’acquisizione di Banca Esperia.

Cosa è cambiato rispetto al passato?
Oggi c’è una consulenza legale di gruppo che ha l’obiettivo di fornire supporto a tutte le società del gruppo. Facciamo squadra con i legali delle altre società, questo è qualcosa di vero e di concreto, che ha portato la consulenza legale a integrarsi con altre funzioni e realtà della banca e ad affrontare tematiche legali diverse e spesso nuove. Dieci, quindici anni fa, per esempio, i certificate erano strumenti legali a noi poco noti, come i contratti Isda. Ora li facciamo e li gestiamo internamente, anche con l’arrivo di nuovi colleghi molto preparati che hanno portato la loro professionalità.

 

Per leggere l'articolo completo, scarica il numero di giugno/luglio di TopLegal Review

tags: ChiomentiClifford ChanceMediobancaBanca EsperiaStefano Vincenzi
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