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La sfida della compliance globale
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17 ott 2018
Speciale general counsel

La sfida della compliance globale

Il secondo di una serie di quattro approfondimenti sul ruolo strategico del general counsel in Italia, dall'ultima tavola rotonda promossa a Roma da TopLegal e Curtis

 

Gli obblighi di adeguamento sul business stanno crescendo, in particolare per le società che operano in più giurisdizioni. Nel secondo di una serie di quattro approfondimenti sul ruolo strategico del general counsel in Italia, riflettiamo su quanto emerso nella recente tavola rotonda organizzata a Roma da TopLegal in collaborazione con Curtis.

Più che mai le società si affidano al proprio direttore legale per orientarsi nelle complessità della compliance e nelle questioni relative ai rischi. L’esplosione della regolamentazione è infatti uno dei fattori che ha rafforzato il ruolo strategico del general counsel. Ma per il general counsel la compliance è anche motivo di notti insonne. Perché è così difficile pianificare programmi di adeguamento multigiurisdizionali efficaci?

La prima ragione, secondo Tanya Jaeger de Foras, vice president & chief legal officer di Whirlpool Emea, è che ciascun possibile processo aziendale ha una regolamentazione legale trasversale. La compliance è un dato ineluttabile e, come tale, deve essere oggetto di attenzione da parte dell’intero management; non può essere lasciata esclusivamente alla direzione legale. La compliance è essenzialmente una tematica del management e l’intero business deve aderire al piano. Sistemi di gestione sono dunque necessari per prevenire, individuare e fare fronte ai rischi.

La seconda ragione è che la compliance è spesso combinata con l’etica, perciò il general counsel finisce per indossare due cappelli, in quanto responsabile sia del legal sia della compliance. Ma questo sistema può creare problemi. Gestire tematiche puramente legali è una cosa; l’etica, i principi fondamentali o l’ethos della società sono un’altra cosa. Come spiega Jaeger de Foras, la compliance formale è tutta una questione di anticipazione del prossimo rischio che può sorgere in una delle giurisdizioni in cui opera la società. Ma la compliance è anche promossa da autorità esterne ed è soggetta al relativo giudizio. La legge è politica per natura ed è espressione del potere dello Stato; come tale, può cambiare improvvisamente e senza alcun preavviso. Le autorità che presiedono all'applicazione della regolamentazione, allo stesso tempo, non sempre sono trasparenti o responsabili. La gestione di questi fattori politici aggiunge ulteriore complessità alla compliance.

In Italia, i rischi di una compliance multigiurisdizionale sono stati esemplificati dal caso di Finmeccanica. La società della difesa e dell'aerospazio si è trovata nel 2010 al centro di una tempesta, in seguito ad accuse di corruzione internazionale in relazione alla cessione per 560 milioni di euro di 12 elicotteri al ministro della difesa indiano. Dopo lo svolgimento delle indagini in Italia e in India, l’amministratore delegato Giuseppe Orsi, a capo della società del gruppo AgustaWestland che aveva venduto gli elicotteri, è stato arrestato nel 2013. Orsi è stato assolto in appello in Italia quest’anno. Le indagini in India, ancora in corso, hanno portato alla risoluzione del contratto e all’inserimento della società nella blacklist.

In conseguenza della vicenda indiana, Finmeccanica ha adottato un ambizioso e ampio programma di compliance. Secondo il suo general counsel Andrea Parrella, la riorganizzazione della società da holding a unica società operativa è stata motivata dalla volontà di mettere la compliance al centro del modello di business. Secondo quanto riportato da Parrella, il gruppo aerospaziale, rinominato Leonardo nel 2016, è adesso il migliore della classe in termini di compliance. In seguito all’adozione di un codice anticorruzione, di linee guida sul whistleblowing e di un organo di consultazione per la prevenzione della corruzione, Leonardo ha ottenuto quest’anno la certificazione anticorruzione ISO 37001. Parrella sottolinea che Leonardo risente ancora delle conseguenze delle accuse di corruzione mosse otto anni fa. E rimane inserita nella blacklist in India. La differenza, spiega Parrella, è che adesso il general counsel si trova al centro di un sistema di controllo globale volto a individuare e prevenire futuri rischi reputazionali.

tags: FinmeccanicaCurtisLeonardoAndrea ParrellaWhirlpoolAgustaWestlandTanya Jaeger de Foras
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