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Startup e studi legali, un forte sodalizio
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04 apr 2019
Nuove frontiere

Startup e studi legali, un forte sodalizio

Pochissimi legali in-house e molta esternalizzazione dei servizi legali. Questo il risultato dell’analisi condotta da TopLegal con due rinomate startup milanesi: Credimi e Foorban



Realtà emergente dell’economia degli ultimi anni, le startup stanno guadagnando sempre più terreno. Complice del successo soprattutto la flessibilità della loro struttura, che ben si accompagna con le esigenze dei millennial. Il modello si sta ormai espandendo a macchia d’olio in tantissimi ambiti della vita quotidiana, ma quali sono le esigenze legali di queste realtà? TopLegal lo ha chiesto a due professionisti chiave di note startup milanesi: Credimi e Foorban

Credimi è un modello di business che nasce dal fintech e si prefigge di occupare il territorio meno battuto della finanza. Due sono i principali servizi: uno, classico, rappresentato dall’invoice financing e l’altro, più recente, di supply chain finance. La portata innovativa della startup sta nella pressoché completa automatizzazione dei servizi, rilasciati dall’apposito portale, cui si accompagnano alcune modalità innovative di finanziamento (per esempio tramite abbonamento). Foorban, invece, nasce dall’idea di portare un modello innovativo nel food tech. Rispetto a precedenti startup, come JustEat e Deliveroo, Foorban fornisce al cliente i servizi aggiuntivi legati alla logistica e – soprattutto – al core business: la cucina. Infatti, è la società stessa che si occupa di coordinare internamente la cucina e di fornire ai propri clienti in poco tempo un prodotto fresco e di qualità.

Luca Bottone, chief risk & compliance officer di Credimi, ha spiegato a TopLegal che le aree del diritto coinvolte nelle attività quotidiane della società sono diverse. Si spazia dalla più ovvia, ovvero la finanza, fino alla contrattualistica, senza tralasciare la consulenza ordinaria relativa alla governance societaria. Per quanto riguarda gli aspetti finance e di cartolarizzazione dei crediti originati, la startup si è affidata a Gattai Minoli Agostinelli. «Peraltro, tale studio – ha spiegato Bottone - si occupa per noi di tutti gli aspetti societari, quali la costituzione in S.p.A. e il supporto nella verbalizzazione dei consigli di amministrazione e delle assemblee societarie». Per quanto riguarda la contrattualistica con la clientela, invece, Credimi si è rivolto a Carbonetti, che ha aiutato la società nella formulazione dei contratti votata alla semplicità e alla chiarezza, principi cardine di Credimi. Per Bottone «settori chiave come la cartolarizzazione e la contrattualistica, devono essere affidati a consulenti legali fidati ed esperti, scelti sulla base di criteri reputazionali e di precedenti esperienze del management. Tutto ciò che, invece, non richiede competenza specialistica esterna, come per esempio la compliance e l’interlocuzione con Banca d’Italia, viene invece gestito internamente».

Dal punto di vista legale, per Foorban due sono i principali filoni che intersecano le attività della startup. Il primo filone, che si potrebbe definire di ordinaria amministrazione, vede attività legate alla contrattualistica, al diritto del lavoro e alla compliance. Il secondo, invece, riguarda l’assistenza nelle fasi cruciali di struttura dei round di finanziamento. Anche Foorban, per entrambi i filoni, si affida esclusivamente a legali esterni, scelti sulla base di criteri che si sono andati a formare progressivamente in parallelo con la crescita dell’azienda. «Dopo i primi 9 mesi - spiega il Ceo Marco Mottolese - in cui ci siamo affidati a un professionista giovane, legato a un piccolo studio, abbiamo avvertito l’esigenza di affidarci a una realtà più strutturata. Di fronte alle prime lettere d’intenti e alla prime clausole contrattuali ostiche, necessitavamo di uno studio che avesse un track record importante nel settore startup». Il settore, infatti, si differenzia dai corporate e capital markets ordinari e presenta delle peculiarità su cui occorre essere ferrati. Anche in questo caso, è stato decisivo per la scelta il passaparola di amici che lavoravano in startup già avviate, oltre alla necessità di contenere i costi. Per quanto riguarda il futuro, e in previsione di trattative sempre più complesse e strutturate, Mottolese enfatizza l'importanza non solo delle doti professionali, ma anche delle soft skills necessarie per saper interpretare al meglio tutti gli stakeholder coinvolti. «Al di là della qualità e della competenza, che già ottengo con gli attuali legali – rivela Mottolese – avere un "braccio destro", che aiuti nella gestione dei rapporti con i terzi che vogliono entrare in contatto con la startup, farebbe la differenza».

Entrambi gli intervistati rivelano che, nel breve periodo, non vedono la possibilità di inserire figure legali interne alla startup. Questo poiché dotarsi di una risorsa di valore comporta un investimento che sottrarrebbe risorse ad altre aree di operatività delle aziende. Il lavoro di coordinamento e non strettamente legale, infatti, può essere eseguito anche da figure manageriali. La qualità e l’esperienza che vengono garantite dal legale esterno sono quindi, al momento, preferite al legale interno. 

Le startup sono ancora poco battute dagli studi legali, ma ciononostante ci sono per loro grandi opportunità nel settore: queste realtà, infatti, hanno tassi di crescita potenzialmente molto alti. Inoltre, non avendo strutture interne, dipendono molto di più sulla consulenza esterna.

tags: Gattai Minoli AgostinelliCarbonettiCredimiMarco MottoleseLuca BottoneDeliverooJustEatFoorban
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