BonelliErede, tre discontinuità per battere la storia
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28 ago 2019
Approfondimenti

BonelliErede, tre discontinuità per battere la storia

Vere fusioni sono rare nel passato del mercato legale italiano. L'integrazione con Lombardi presenta però tre elementi di discontinuità

 

Vere grandi fusioni sostenibili sono rare nella storia del mercato legale italiano. Il sistema ha mostrato chiaramente le proprie difficoltà a crescere per linee esterne sia nel caso delle integrazioni con studi internazionali sia nei casi italiani (per approfondire si legga l'articolo "Poche combinazioni e fatte male" di TopLegal Review di agosto/settembre 2019). Se partiamo dunque da questa prospettiva storica, l’integrazione tra BonelliErede e Lombardi — operativa dal primo luglio 2019 — nasce con un pesante fardello sulle spalle (per quanto è bene ricordare come proprio BonelliErede origini da una delle poche aggregazioni funzionanti, quella di Bonelli Erede Pappalardo). Eppure la razionalità ci dice che non può che essere questa la via della crescita e della competitività in un mercato da sempre molto frammentato e che si trova in un contesto economico di bassa crescita. Una via che all’estero hanno già imboccato da tempo e che oggi guarda sempre più non solo alle fusioni, ma anche a strumenti di mercato come le quotazioni. Superando sia preconcetti sia i facili entusiasmi, è bene dunque ponderare gli oggettivi ostacoli che ci lascia in eredità la prospettiva storica con gli aspetti di discontinuità che mette in campo l’operazione che ha unito le sorti di BonelliErede con Lombardi. Sono tre gli elementi di rottura con il passato che possono essere individuati: il grado di istituzionalizzazione dell’insegna; l’attenzione chirurgica al posizionamento di mercato; l’approccio manageriale alla riorganizzazione. A questi fanno da contraltare parallele complessità da risolvere.

Le regole fanno bene a tutti

Nel primo caso, si può infatti ragionevolmente affermare che BonelliErede ha investito da tempo in un processo di istituzionalizzazione profondo che ha portato lo studio a lavorare su brand, governance, gestione del business nell’ottica di una spersonalizzazione dal singolo professionista e di efficienza della macchina “studio” (dalla comunicazione ai focus team, dai piani triennali allo staff manageriale). Si tratta quindi della prima volta che uno studio italiano con questo livello di istituzionalizzazione ormai acquisito si cimenta nella sfida aggregativa.

Questo si traduce in un insieme di regole e prassi ormai accettate e diffusamente osservate che non sono soggette a nuova rinegoziazione ma rappresentano un baluardo attorno al quale aggregare le nuove forze. Non è un caso che l’integrazione preveda il mantenimento degli assetti di governance e di regole già in essere in BonelliErede. Lo precisa lo stesso Stefano Simontacchi a colloquio con TopLegal: «Non c’è nessun cambio né di governance né di categorie di soci, né di punteggi per la retribuzione, né di patto di stabilità». Patto di stabilità che non è stato sottoposto ai soci in arrivo da Lombardi ma che scade fra pochi mesi a dicembre, quando si deciderà cosa fare. Rafforza la posizione anche Giuseppe Lombardi: «Il grado di istituzionalizzazione di BonelliErede fa la differenza rispetto ad altre esperienze, sono stato sorpreso nel vedere come sono andati avanti. L’organizzazione negli anni ha introdotto diverse riforme e regole, alcune delle quali possono sembrare fastidiose da rispettare ma servono perché garantiscono la stabilità e il futuro della law firm». I soci dello studio passati in BonelliErede sono rimasti soci equity e solo alcuni per loro scelta sono diventati of counsel, qualifica che nello studio di via Barozzi è di solito attribuita a professori o soci che hanno superato il limite di età.

Dalla stessa forte istituzionalizzazione derivano certo nodi da sciogliere. Lo comprende facilmente chi sarà capitato sul sito web di BonelliErede dove accanto al logo del brand è comparso “with Lombardi”. Come valorizzare infatti l’arrivo di Lombardi senza sconfessare il lavoro di branding fatto in questi anni? Certo, per uno studio tradizionale sarebbe bastato aggiungere il nuovo socio al nome dello studio. Ma BonelliErede non poteva certo. Da qui la soluzione un po’ fuori dagli schemi, come spiega Simontacchi: «Il marchio resta BonelliErede, “with Lombardi” è un callout che utilizzeremo per un triennio e che abbiamo deciso di introdurre perché la nostra firm è orgogliosa di avere con sé la tradizione di Lombardi e Associati. Abbiamo voluto comunicare questo senza mettere in discussione l’istituzionalizzazione. BonelliErede è, infatti, un brand che rimarrà tale». Altro discorso per la denominazione sociale che è diventata Bonelli Erede Lombardi Pappalardo.

Meglio un tier 1

Il secondo elemento di discontinuità può essere trovato nell’attenzione al posizionamento di mercato sia a livello di strategia sia di reputazione. In altri termini, se era certo possibile trovare altri studi delle dimensioni di Lombardi, probabilmente si sarebbe trattato di studi con ambizioni da full service di tier 2 o 3. «Per effetto dell’integrazione il nostro dipartimento di contenzioso conta oggi circa 100 professionisti — dice Simontacchi —. Insieme a noi, Lombardi e Associati era l’unico studio a essere in fascia 1 in questa area di pratica nelle principali guide legali. Non c’erano e non
ci sono alternative sul mercato. Se avessimo integrato uno studio tier 2 o tier 3 sarebbe stato complicato. Un’affinità che si traduce nel modo di lavorare e nella filosofia alla base della professione».

L’identità culturale forte e coesa è certo l’ingrediente base per una unione di successo: è la cultura che permette di resistere alle spinte centrifughe innescate dai periodi difficili. Tuttavia, lavorare bene insieme non basta se a monte non c’è una due diligence sui numeri. Su questo fronte BonelliErede è arrivato all’appuntamento spalleggiato dalla società di consulenza Boston Consulting Group che ha individuato per l'insegna l’aumento della quota di mercato in Italia mediante il rafforzamento sul contenzioso. «Guadagniamo nel contenzioso un vantaggio competitivo che è pienamente coerente con la nostra strategia — spiega Simontacchi —. L’integrazione cambia i numeri ma non le linee guida strategiche, che continueranno a puntare su leadership di mercato, innovazione e internazionalizzazione, con focus su Africa e su Medio Oriente. Strategie condivise da Lombardi e Associati e presupposto di base per iniziare un dialogo».

La mappatura delle inefficienze

Il terzo elemento di discontinuità può vedersi nell’approccio manageriale. In questi mesi BonelliErede ha infatti lavorato alla quantificazione delle sinergie e delle inefficienze potenziali. I temi più spinosi del progetto di integrazione riguardano i conflitti con i clienti e l’elenco delle controparti, nonché le disparità tra le due marginalità. «Qualche rinuncia sui clienti è inevitabile», ha commentato Lombardi che ora è al lavoro per efficientare il dipartimento del contenzioso.

L’obiettivo è rendere concreta la collaborazione tra i legali dei due studi, attraverso la riorganizzazione, l’integrazione dei vari professionisti e l’ottimizzazione di risorse e mandati. «L’assegnazione degli incarichi nel contenzioso dovrà poter contare su team che non faccia distinzione tra ex avvocati di Lombardi e Associati e avvocati di BonelliErede — afferma Lombardi —. Ci vorrà un po’ di tempo, ma è chiaro che alla fine i risultati in questa practice dovranno essere ben superiori alla effettiva somma dei risultati dei due studi». Un lavoro intra-dipartimento sul modello di quello che già esiste in BonelliErede tra dipartimenti: lo staffing, ossia meccanismi per scegliere i talenti più adatti per ogni specifica attività. La riorganizzazione dei team si riflette nella riorganizzazione logistica che vedrà il contenzioso e il restructuring spostarsi nella sede di BonelliErede in via Michele Barozzi a Milano, mentre altri dipartimenti traslocheranno in via Andegari, sempre a Milano. Logistica temporanea in attesa che lo studio possa trovare una nuova sede in grado di ospitare tutte le 750 persone dell’insegna, tra professionisti (oltre 520) e staff (per circa 170 milioni di euro di fatturato). «Abbiamo istituito uno steering committee che segue l’integrazione — afferma Simontacchi —. Al primo luglio, data di inizio ufficiale dell’integrazione, la piattaforma operativa era già pronta, dai telefoni alle mail, dalle loro pratiche caricate nei nostri sistemi ai corsi per tutte le nuove persone su come usare i nostri tool».

Passaggio chiave in corso di completamento è l’integrazione dei nuovi professionisti all’interno delle squadre caratterizzanti l’approccio di BonelliErede sul mercato: i focus team (gruppi di lavoro multidisciplinari specializzati per settori e practice, dalla corporate governance all’alta gamma). «Già nel corso del mese di luglio sono pervenute le candidature dei nuovi soci — fa notare Simontacchi — riteniamo che la nostra struttura a matrice possa agevolare l’integrazione e l’organizzazione attraverso questo doppio fronte di connessione tra i professionisti».

L'articolo è stato pubblicato sul numero di agosto-settembre di TopLegal Review.

tags: BonelliEredeLombardiBoston Consulting Group
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