Private equity, quali prospettive per l’Italia nel 2020?
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28 ott 2019
Scenari

Private equity, quali prospettive per l’Italia nel 2020?

I protagonisti del settore si sono confrontati sul tema nel corso del quinto appuntamento con l’Italian Private Equity Conference, in media partnership con TopLegal

 

Quali sono i nuovi trend del private equity in Italia? E quanto dovrebbero preoccuparsi gli operatori rispetto all’incertezza politica che investe il Paese? Se ne è discusso nel corso del quinto appuntamento con l’Italian Private Equity Conference, che si è svolta a Milano lo scorso 24 ottobre, in media partnership con TopLegal.

Come illustrato da Francesco Giordano, partner di PwC, secondo il Private Equity Trend Report 2019 redatto dalla Big Four, tra i trend più significativi da rilevare c’è l’attenzione alla digitalizzazione del business, considerata dal 79% degli intervistati come un fattore chiave per incrementare i ritorni in fase di exit. Tanto che gli operatori di private equity italiani la pongono al terzo posto nella scala di priorità richieste al loro portafoglio. Perché? Perché la digitalizzazione oggi come oggi incrementa notevolmente il valore di una società. E, in un periodo di incertezza politica come quella che sta vivendo il nostro Paese, diventa fondamentale più che in passato comporre il portafoglio con una strategia ben chiara. 

Pochi asset ma buoni è il mantra ripetuto più volte nel corso della Conference. Là dove buoni non significa necessariamente grandi asset. Anzi, secondo il presidente di K Finance Filippo Guicciardi, chi opera in Italia dovrebbe concentrarsi in particolare sul mid market che, a differenza della fascia alta di mercato, non ha risentito di alcuna crisi. Dello stesso avviso Lorenzo Stanca, managing partner di Mandarin Capital Markets, che fa riferimento all’Italia come a un mercato che offre un’opportunità unica su mid e small market grazie alla quantità di asset di ottima qualità che si concentrano in questa fascia di mercato.

Ciò che langue, invece, sono i mega deal, a causa della fortissima competizione sugli asset di qualità, che ha fatto alzare di molto l’asticella dei prezzi, come sottolineato da Massimiliano Caraffa, managing director di Carlyle Group. In aggiunta, e senza nascondersi dietro un dito, alcuni rischi associati all’incertezza geo-politica certamente ci sono. Rischi che, però, non spaventano tutti. Eugenio Preve, senior principal di Cinven, ha fatto notare che la Gran Bretagna continua a essere il più grande mercato del private equity, nonostante negli ultimi due anni sia stata vittima di una fortissima incertezza legata alla Brexit. Secondo Preve, quindi, la situazione geo-politica non dovrebbe rappresentare un freno, a patto che gli investitori siano certi delle possibilità di ritorno. Dello stesso avviso Caraffa, secondo cui chi conosce ed è esperto di mercato italiano non dovrebbe certo farsi intimorire da un’incertezza che è abbastanza fisiologica nel Belpaese. Lo stesso Carlyle nel 2008, a un mese dalla crisi economica scoppiata in settembre, ha comprato Moncler, rivelatosi col senno del poi un ottimo investimento. Le loro parole sono state suffragate anche da un’analisi condotta dalla Market Intelligence di S&P Global, che definisce il mercato italiano del private equity “resiliente” rispetto all’incertezza politica ed economica. La chiave per trascendere dalle condizioni politiche a contorno? Pagare il giusto prezzo per il giusto asset.

A questo punto diventa decisivo capire su quali asset italiani, quindi, varrebbe la pena investire. A detta dei partecipanti alla conferenza ci sono diverse opportunità. Preve e Nino Tronchetti Provera, founder di Ambienta, hanno posto l’accento sulle aziende che devono affrontare il passaggio generazionale, sottolineando come l’operatore di private equity, se ben equipaggiato, possa creare estremo valore quando si tratta di imprese familiari. Sempre parlando di buoni ritorni economici dell’investimento, Luigi Sbrozzi, managing director di Centerbridge Partners Europe, ha citato le cliniche private, i laboratori, le cliniche dentarie e il gaming, considerando che il gaming italiano è il secondo per grandezza in Europa. Da non sottovalutare, infine, il settore industriale, dove l’Italia è da sempre un’eccellenza.

Al di là dello specifico settore in cui si intende investire, l'importante è scegliere asset ad alto potenziale di sviluppo. La logica rispetto al passato, infatti, è mutata. Il mercato del private equity non è più dominato da operatori locuste, guidati da logiche speculative e di brevissimo periodo. Adesso gli investitori cercano consistency, sottolineano Andrea Bertoncello ed Edoardo Lanzavecchia, rispettivamente managing director di DeA Capital Partners e senior partner di Alpha Group. Laddove consistency significa anzitutto dimostrare che dietro un piano di investimenti c’è strategia e attenzione alla creazione di valore. Produrre valore prima dell’exit, quindi, non può essere più considerato un risultato occasionale, ma deve diventare un’attitudine permanente dell’operatore. 

 

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