La giravolta al rallentatore di Ashurst
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10 mar 2020
Firm

La giravolta al rallentatore di Ashurst

Negli ultimi anni si era focalizzato su poche practice a maggiore profittabilità. Gli ingressi di Niccoli e Caputo lo rimettono in pista su private equity e real estate

 

Un ingresso di lusso che permette una ripresa più ampia dello studio e che va a sanare in parte un’uscita pesantissima. Ashurst inizia il primo trimestre del 2020 con un lateral hire di pregio: Fabio Niccoli, da general counsel di Cdp Equity, è nominato partner. Il nuovo arrivato apre al private equity uno studio che in venti anni si è affermato in Italia soprattutto nel project finance, nell’energy, nei contenziosi e nel competition. Il numero di partner dell’ufficio milanese torna così a 7.

Già, perché il lateral hire di Niccoli segue un addio di quelli che si fanno sentire. Franco Vigliano, storico partner dell’insegna britannica in Italia, ha lasciato lo studio a fine ottobre, in sordina.

Entrato nella seconda metà degli anni 2000, Vigliano ha ricoperto diversi ruoli manageriali. Nel 2011 è managing partner delle sedi di Roma e di Milano. L'anno successivo diventa head of Italy, con responsabilità per l'indirizzo strategico e la gestione operativa della practice italiana, un ruolo che tiene fino alla sua uscita dallo studio nell'autunno 2019.

Nonostante la sua uscita indebolisca l’energy e il project finance, lo studio in questi ultimi anni ha comunque mostrato segnali di ripresa, ampliando le practice e riconquistando l’autonomia gestionale.

Lo scorso anno, ad aprile, Ashurst ha reclutato il partner Andrea Caputo, mettendolo a capo della practice di real estate. Con lui altri due professionisti. Caputo proviene da Freshfields Bruckhaus Deringer, dove ha militato per 14 anni lavorando con clienti quali Idea Fimit, Hines, Manifattura Tabacchi, Prelios e Unicredit.

Prima di Caputo, l’ultimo lateral hire rilevante risale a fine 2016, con l’ingresso del partner Paolo Manganelli. Manganelli proviene da Paul Hastings, dove è stato partner dal 2014. Ha esperienza anche del mondo in-house: è stato deputy head of litigation del gruppo Parmalat (negli anni successivi al crack) e ha fatto parte del team legale della Fiat. In Ashurst è a capo della practice di restructuring.

Oltre all’ingresso di due nuovi soci, negli ultimi due anni si segnala anche il ritorno della leadership locale. Lo studio dal 2018 è infatti guidato dal managing partner Carloandrea Meacci (in foto), che a TopLegal ha annunciato a breve l’inserimento di un nuovo partner di peso.

La nomina di Meacci alla guida di Ashurst in Italia è l’ultimo capitolo di una serie di avvicendamenti al vertice. Segue, infatti, l’uscita di Stephen Edlmann, socio della sede londinese (e membro del team capital markets) messo al vertice dell'Italia a inizio 2016 negli uffici di Milano con la qualifica di managing partner. L'arrivo di Edlmann precede di pochi mesi l'uscita dello specialista antitrust Domenico Gullo, managing partner della sede romana, passato a Dla Piper, e della contestuale chiusura degli uffici nella Capitale dopo soli cinque anni dall'apertura.

Gullo nel 2014 aveva assunto le redini anche della sede di Milano, dopo l’uscita del socio Paola Flora, managing partner degli uffici milanesi e responsabile tax, passata alla guida del fiscale di Ubi Banca. Cinque anni dopo, con l’addio di Vigliano, se ne va quindi l’ultimo membro del precedente top management italiano.

Mentre i vertici cambiano la truppa nel frattempo si ridimensiona. Nel 2012 Ashurst in Italia conta 70 professionisti e 20 soci. Quattro anni dopo, ai tempi del managing partner imposto da Londra, il team scende a una trentina di professionisti con solo cinque soci. Oggi i partner sono saliti a sette, ma i professionisti sono scesi a 18, oltre due terzi in meno rispetto a otto anni fa.

Le uscite di professionisti in quasi due lustri si spiegano anche con la strategia di Ashurst di puntare in Europa a una maggiore profittabilità con la focalizzazione su un numero di fronti minore, in particolare su settori come il finance e l'energy, transport & infrastructure. Le mosse degli ultimi anni, invece, indicano forse un ripensamento a Londra dei piani adottati, cui potrebbe seguire un lento ritorno da parte della firm in Italia alla multidisciplinarità.

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