Patrimoni a prova di Covid-19
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16 apr 2021
Focus Wealth Management

Patrimoni a prova di Covid-19

La pandemia arresta la crescita dei capitali e aumenta la necessità di protezione. Digitale e farmaceutico trainano la ricchezza nel mondo e in Italia. Destinati a crescere gli investimenti nell’economia reale. Ecco le opportunità per gli studi legali



Nell'ultimo decennio il wealth management ha beneficiato di tassi di crescita annuali di oltre l’8%. Un trend interrotto dal Covid-19 che ha generato un periodo di significativa incertezza anche per i grandi patrimoni. Se è ancora presto per dire come la pandemia inciderà sulla distribuzione della ricchezza, il 2020 ha già evidenziato alcune tendenze future per l’industria del wealth management e per i consulenti che la supportano: il rallentamento della crescita anche dei grandi patrimoni ma l’accelerazione per alcuni settori, la necessità di una maggiore tutela e il potenziale degli investimenti nell’economia reale.

In Italia rimane poi una priorità il tema del passaggio generazionale. Nonostante il rallentamento dell’economia mondiale, la guerra dei dazi e le tensioni geopolitiche, nel 2019 in Italia gli Hnwi (High net worth individual, persone con grandi patrimoni, in genere da un milione di dollari in su) sono aumentati dell’8,4% rispetto al 2018 per un totale di 581 miliardi di dollari di ricchezza. Nel mondo, sono aumentati dell’8,8%, a 19,6 milioni di persone e la loro ricchezza è cresciuta dell’8,6%, a 74.000 miliardi di dollari.

Dietro questo aumento, secondo Capgemini, la capitalizzazione di mercato, è aumentata del 28,3% nel 2019 dopo il tracollo del 2018, ma anche la svolta accomodante della Bce. Ci si aspetta però che il 2020 rappresenti un freno a questi tassi di crescita. In attesa dei dati annuali definitivi, le stime di uno studio pubblicato a giugno di Morgan Stanley Research e Oliver Wyman indicano che, in uno scenario base, la ricchezza degli Hnwi perderà un anno di crescita rispetto alle previsioni pre Covid. Per il 2020 è quindi atteso un calo del 4% a 3,1 mila miliardi di dollari.

Lo scenario base si realizzerà a fronte di una risposta efficace delle politiche di contenimento della pandemia e di una ripresa dell’economia a U o similare grazie al taglio dei tassi e agli stimoli fiscali. Lo scenario più ottimista (bull case) formulato dai ricercatori cambierebbe tuttavia la situazione di poco. Al contrario, non è esclusa la possibilità che l’economia vada verso uno scenario più pessimista, o bear. Alcune statistiche indicano però che anche nel 2020 il patrimonio dei miliardari ha continuato a crescere, toccando il record storico di 11.950 miliardi di dollari (Rapporto Oxfam).

Il lockdown ha visto crescere il patrimonio personale di Jeff Bezos (Amazon), Elon Musk (Tesla) e Mark Zuckerberg (Facebook), così come Eric Yuan (Zoom). Il digitale è quindi uno dei settori che ha sperimentato una crescita dei patrimoni Hnwi, così come anche il farmaceutico. In Italia da marzo la ricchezza di 36 miliardari italiani è aumentata di oltre 45,7 miliardi di euro ed è rientrato nella Top10 stilata da Forbes Gustavo Denegri, presidente della Diasorin, azienda farmaceutica che ha sviluppato un test sierologico per certificare l’immunità da Coronavirus.

La stagione dell’incertezza
In Italia, le famiglie imprenditoriali rappresentano il 90% dei clienti Hnwi con un patrimonio superiori ai 5 milioni di euro. La ricerca Finer Finance Mirror indica che il 34% sono imprenditori attivi, il 22% deve la propria fortuna a un’azienda di famiglia di cui detiene una quota e il 16% ha venduto la propria azienda. Il rimanente 28% ha fatto fortuna con attività professionali. Questa suddivisione incide anche nella reazione che gli Hnwi hanno avuto nella crisi Covid-19. Da un lato, chi ancora gestisce un’impresa si trova ad affrontare già una componente di rischio elevata e desidera una gestione più prudente del patrimonio personale. La pandemia ha acuito in molti clienti questo atteggiamento a fronte di un generalizzato aumento del tasso di risparmio e dell’avversione per il rischio.

Più in generale, molti clienti di servizi di wealth management sono stati indotti a rivalutare i livelli di appetito per il rischio verso strumenti e soluzioni più sicure. Ecco perché l’industria del risparmio gestito si attende un maggior peso nell’offerta dei servizi da parte degli strumenti di protezione come assicurazioni sulla vita, sulla salute e sui danni. A ciò si aggiunge che in questo scenario aumenta la percezione di rischio concreto di aggressione del patrimonio: in Italia si è riacceso il dibattito sulla patrimoniale, negli Usa è stata proposta una patrimoniale al 2% sopra i 50 milioni di dollari, del 3% sopra il miliardo.

Investire nell’economia reale
Chi deriva la propria ricchezza dalla cessione della propria azienda – in Italia fenomeno in crescita nel decennio – risulta storicamente più incline a investire parte del proprio patrimonio in aziende non quotate e nella economia reale. Certo, nel breve periodo negli investimenti illiquidi, ossia al di fuori dei mercati regolamentati di scambio come le Borse, dominerà la prudenza. Tuttavia, i ricercatori di Morgan Stanley si attendono che si tratti di un fenomeno temporaneo e che nel lungo termine gli Hnwi, soprattutto quelli con maggiori disponibilità (Unwi), aumenteranno la propria esposizione su questi assset. La crescita è prevista dell’8% annuo da qui al 2024.

Anche una recente ricerca Assogestioni ha messo in evidenza che i clienti private e Hnwi dimostrano un interesse a investire in infrastrutture decisamente più elevato (75%) rispetto ai clienti mass market (59%). In questo contesto sono in ascesa i club deal, ossia l’unione di più investitori nella selezione e nell’investimento di progetti di economia reale, una formula che permette di scegliere dove investire, abbassare l’investimento di ingresso riducendo il rischio.

Passaggio generazionale
All’aumentare del patrimonio aumentano quindi le complessità delle problematiche da affrontare nella gestione. Oltre che nei club deal, l’utilizzo della società come veicolo di investimento è sempre più diffuso, anche in ottica di generale ottimizzazione amministrativa, finanziaria e fiscale. La complessità dei grandi patrimoni esplode quando si parla di passaggio generazionale. Entro il 2030 si stima che passeranno di mano quasi 2000 miliardi di euro in Italia, circa il 20% della ricchezza netta delle famiglie che vale quasi 10 mila miliardi nei calcoli di Banca d'Italia.

Il passaggio generazionale deve essere pianificato e agevolato sia da un punto di vista organizzativo sia fiscale. Questo significa per esempio ricorrere a una holding di famiglia che permette di definire e cristallizzare la composizione della compagine sociale delle singole società operative, impendendo una frammentazione della proprietà e le problematiche e le inefficienze derivanti da eventuali liti e diversità di vedute tra gli eredi.


L'articolo completo è compreso all'interno del Focus Speciale Wealth Management disponibile qui. Il focus è stato  pubblicato su TopLegal Review, nr. aprile/maggio 2021, disponibile su E-edicola. Gli altri focus dedicati a Sport, Piazze d'Italia, Commercialisti, Lavoro, Penale, Covid-19 e Fintech sono disponibili qui.
tags: Morgan StanleyBanca d'ItaliaAssogestioniOliver WymanCapgemini
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